Quante volte, seduta al tavolo con chi produce spettacoli, libri, musica o documentari, mi sono sentita dire: “Sì, ma quei bandi lì non sono per noi”.
E invece sì. Chi lavora nella cultura fa esattamente quello che fanno le aziende del manifatturiero o del vitivinicolo: investe, assume, compra strumenti, cerca mercati. Cambia il prodotto, non il mestiere.
La Regione del Veneto ha appena aperto la seconda edizione del bando per le imprese culturali, creative e dell’audiovisivo: 4,29 milioni di euro, contributo a fondo perduto del 70%, domande dal 15 ottobre 2026 al 19 gennaio 2027.
Su quel 70% mi fermo un attimo, perché è il motivo per cui vi scrivo. Nella maggior parte dei bandi che seguo siamo al 30%, a volte al 50%. Qui, su un investimento da 50.000 euro, il contributo arriva a 35.000. Nella mia esperienza è la soglia che fa cambiare idea: sotto si rimanda, sopra si parte.
Possono partecipare micro, piccole e medie imprese e liberi professionisti con sede o unità operativa in Veneto, nei settori dello spettacolo, arti visive, patrimonio culturale, audiovisivo, musica ed editoria.
Una cosa però la voglio dire chiara: il bando finanzia il consolidamento dell’impresa, non una lista della spesa. Le domande che vanno a buon fine sono quelle in cui si capisce dove l’azienda vuole arrivare. Per questo tre mesi e mezzo non sono tanti quanto sembrano: chi parte a dicembre arriva con il fiato corto.
Il bando nazionale del Ministero della Cultura, che in molti mi chiedete, è ancora fermo in attesa del decreto. Se siete in Veneto, aspettarlo significa lasciarsi passare davanti un’occasione già aperta.
Se vi state riconoscendo in queste righe, il primo passo non è tecnico: è mettere per iscritto cosa volete far crescere. Il resto è il nostro mestiere.

